Imbiancature D’Incà & C.

La nostra è una storia di colore

pitture per esterni

Un foglio di giornale del settembre 1955: l’anno in cui l’Italia entra a far parte delle Nazioni Unite, va in onda la prima puntata del quiz televisivo “Lascia o raddoppia”, apre Disneyland, Giovanni Gronchi diventa presidente della Repubblica, viene formato il primo Governo di Antonio Segni, Fiorenzo Magni precede Fausto Coppi al Giro d’Italia, esce al cinema “Marcellino pane e vino”, è inaugurata la prima metropolitana italiana, viene presentata la Fiat 600 e muore Albert Einstein. Ma, in questo caso, non sono tanto le notizie a interessare, quanto il giornale in sé: quel foglio di quotidiano da cui nasce una storia di colore, lunga 60 anni.

Perché quel foglio, piegato a forma di barchetta, Mario “pitor” lo fa diventare un copricapo: non per lanciare una nuova moda, ma un nuovo lavoro.

Una nuova attività: dopo il copricapo, ecco che dall’armadio escono camicia e pantaloni, rigorosamente bianchi. L’abbigliamento c’è, mancano solo gli attrezzi del mestiere: pennelli, spatole e un bidone di colore. Quindi la scala, in spalla. E il primo mezzo di locomozione: una vecchia bicicletta. Trasportava Mario. E con lui, un’idea. Diventata poi realtà. Idea che inizialmente era quasi utopistica: dare colore a un mondo che, fino a quel momento, aveva le tonalità grigie, come quelle di una guerra ancora nella memoria di tutti. E rosse, come i mattoni della difficile e lenta ricostruzione.

tinteggiatura

Il progetto di Mario “pitor” ha come base di partenza una vecchia e scura cantina in via Roma, a Ponte nelle Alpi. Da lì, il decollo. E i primi guadagni, con i quali viene perfezionato un acquisto imprescindibile: i pedali lasciano il posto ai motori; la bicicletta, a una moto d’epoca rosso fiammante. Un mezzo utile non solo per il lavoro, ma anche nell’approccio col gentil sesso: Mario conosce Luigina. La sposa e “colora” la sua vita, oltre che la sua attività, con due tonalità: azzurro e rosa. Come i fiocchi esposti alla porta di casa nel 1957, quando nasce il primogenito Gino (nome che ricorda il nonno, prematuramente scomparso in seguito a un incidente sul lavoro), e nel 1963, l’anno in cui viene alla luce Roberta.

Aumenta la famiglia e aumentano pure gli impegni. Grazie a uno spiccato senso degli affari e alle capacità applicative, Mario registra in breve tempo un incremento del lavoro. Tanto che, da solo, diventa impossibile far fronte alla vasta mole di doveri: c’è bisogno di un aiuto. Di una mano. Anzi, di più mani: quelle degli operai. Il primo in assoluto, a servizio di Mario, è l’amico Luciano Molaschi.

Nel 1960, si allarga anche la sede, spostata a Longarone. E nuovo è pure il mezzo di trasporto: dalle due ruote si passa alle quattro, con l’acquisto della mitica Fiat Multipla di seconda mano.

pittura
colori e tinture

Stimoli e responsabilità crescono con la stessa frequenza. Ma quel mondo che Mario aveva iniziato a creare e, soprattutto, a colorare, torna improvvisamente grigio: è il 9 ottobre 1963, quando un’enorme frana, staccatasi dal monte Toc, piomba sull’invaso sottostante, provocando un immane disastro. È la tragedia del Vajont, in cui muoiono quasi duemila persone: tra loro, anche diversi amici e conoscenti di Mario. Riportare colore in una terra così ferita sembra un’impresa impossibile da affrontare. Ma Mario è tenace, crede nella sua attività. E riparte.

Riporta la sede a Ponte nelle Alpi, senza però tralasciare la ricostruzione nel Longaronese, alla quale contribuisce in prima persona: come? Con il colore, ovviamente. La voglia di crescere e di espandersi lo porta, anche un pizzico di sana incoscienza, ad allargare gli orizzonti ben oltre i confini provinciali: sbocciano così gli appalti nella base Nato di Aviano (Pordenone), a Rescaldina (Milano), con interventi mirati di verniciatura su macchinari industriali, e le opere di ristrutturazione nelle sedi lombarde del Banco Ambrosiano Veneto (in particolare nelle città di Milano e Como), mentre la passione per i treni a vapore conduce Mario e la ditta a verniciare le locomotive in vari depositi del Nord Italia. Senza considerare la pluridecennale manutenzione al villaggio Eni di Borca di Cadore.

Tuttavia, non esiste solo il lavoro: la dinamicità di Mario si riscontra perfino nella vita sociale. Con alcuni amici, fonda la Cooperativa Artigiana della Provincia di Belluno e, per dieci anni, è presidente degli imbianchini legati all’Unione Artigiana di Belluno.

E poi c’è lo sport: dal ciclismo, col giallo e blu del Veloce Club Longarone, al calcio, con il granata del Ponte nelle Alpi. Colori su colori: una costante nella vita di Mario.

Nel frattempo, nasce l’attuale marchio aziendale, contraddistinto dal pennello nero su sfondo arancio.

Arrivano così gli anni Ottanta e Mario decide di inserire nell’azienda il figlio Gino come collaboratore familiare. Nuove forze per nuovi traguardi da tagliare: nel 1993, si concretizza la trasformazione da ditta individuale a società in nome collettivo. Il sogno di Mario ha preso definitivamente forma. E poggia su un solido e concreto piedistallo. A quasi mezzo secolo di distanza da quel foglio di quotidiano, è giunto il momento di appendere il pennello al fatidico chiodo. È il 2001 e Mario imbocca la strada della pensione, mentre la società cambia denominazione: D’Incà di D’Incà Geometra Gino & C. Sas. Due anni più tardi, l’azienda percepisce poi l’attestato di qualificazione all’esecuzione di lavori pubblici S.O.A. e decide di attuare il sistema di gestione per la qualità ISO 9001:2000: a motivare la scelta è l’esigenza di migliorare ulteriormente la soddisfazione del cliente e l’efficacia dei processi aziendali per ottenere un vantaggio competitivo nel settore.

segnaletica stradale orizzontale

Oltre a collaborare con numerose imprese edili e amministrazioni condominiali, una grande attenzione viene dedicata alle esigenze del privato per interventi più modesti. La ditta agisce pure nel campo dei restauri di edilizia (pubblica e privata), secondo le indicazioni della Soprintendenza alle Belle Arti, ed è in grado di assicurare i necessari lavori di muratura e falegnameria, connessi all’attività restauratoria degli edifici, grazie al personale specializzato.

Il raggio d’azione si allarga anche alla segnaletica stradale, per la quale è necessario dotarsi di attrezzature moderne e al passo con i tempi. Porte spalancate pure alle innovazioni in fatto di materiali e strumenti operativi, così come alle questioni legate alla sicurezza nei luoghi di lavoro e alla salvaguardia dell’ambiente.

Scocca l’ora del 2005 e la ditta celebra un compleanno storico: i 50 anni di attività nel campo dell’imbiancatura, verniciatura e tinteggiatura. Dal lavoro più elementare fino a operazioni di vasta portata e su grandi cubature, la ditta risponde presente. Un risultato centrato grazie all’impegno e alla professionalità di tutto il personale e di chi, anche in piccola parte, ha collaborato per il raggiungimento di un simile traguardo.

Nell’ultimo decennio, l’azienda porta avanti altre sfide: realizza lavori per conto di diverse amministrazioni pubbliche (dalla Provincia di Belluno a vari Comuni del territorio dolomitico), di Ulss, Trenitalia, Enel, Bim, Genio Civile e Anas, trovando poi gratificazioni da interventi di rilievo. Come il recente restauro interno del Teatro Comunale di Belluno.

La passione è diventata un’idea. L’idea è diventata lavoro. Il lavoro è diventato azienda. Un’azienda che, muro dopo muro, parete dopo parete, pennellata dopo pennellata, continua a portare avanti la sua missione: quella di dare colore alla vita.

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